L’Italia non ha smesso di fare impresa, anzi. Anzi, nel 2025 l’attività imprenditoriale nelle fasi iniziali raggiunge il livello più alto dell’intero periodo osservato dal Rapporto GEM Italia 2025-2026: il TEA, Total early-stage Entrepreneurial Activity, arriva intorno all’11% della popolazione adulta. Il dato misura chi sta avviando un’impresa o l’ha avviata da meno di 42 mesi.La fotografia, però, diventa meno rassicurante appena si allarga l’inquadratura. Nello stesso rapporto, l’Italia è 30esima su 48 economie nel ranking globale GEM. Le iscrizioni di nuove imprese restano ferme a circa 325mila nell’ultimo biennio, contro oltre 400mila nel 2010. E la propensione imprenditoriale, calcolata in rapporto alla popolazione adulta, è scesa dall’1,1% del 2010 a circa lo 0,9% nel 2024-2025.Il paradosso è qui: cresce l’attivazione, ma il Paese resta strutturalmente poco favorevole alla nascita e alla crescita di nuove imprese. La ripresa esiste, ma non ha ancora la forza di diventare trasformazione dell’ecosistema. C’è più iniziativa imprenditoriale, ma non riesce a trasformarsi in vera crescita.Il Rapporto GEM razionalizza e mette in ordine sensazioni, difficoltà, polemiche che periodicamente attraversano l’ecosistema delle startup e non solo: la voglia di fare non manca ma fare impresa in Italia è un lavoro che incontra ostacoli e difficoltà più che altrove. e, soprattutto, resta spesso una battaglia individuale che fatica a trasformarsi in vantaggio economico per il Paese.Indice degli argomenti