Quasi un italiano su cinque vorrebbe avviare un’impresa nei prossimi anni, ma solo poco più di uno su dieci riesce a trasformare questa intenzione in un’attività concreta. È il divario tra propensione e attivazione imprenditoriale il dato che emerge con maggiore evidenza dal Rapporto Gem Italia 2025-2026 «L’attivazione imprenditoriale in Italia», che sarà presentato domani dall’Universitas Mercatorum a Roma, presso gli Horti Sallustiani, nell’ambito dell’evento «L’imprenditorialità per la crescita del Paese». Un divario che continua a caratterizzare il sistema italiano e che, secondo lo studio, limita la capacità del Paese di tradurre il potenziale imprenditoriale in nuove iniziative economiche.
Realizzato dal team Gem Italia coordinato da Alessandra Micozzi, ordinaria di Economia applicata presso l’Universitas Mercatorum, il rapporto analizza i fattori che favoriscono o ostacolano la nascita di nuove imprese. L’indagine Global Entrepreneurship Monitor rappresenta la più ampia rilevazione internazionale sull’imprenditorialità: nel 2025 ha coinvolto 48 Paesi attraverso interviste a oltre 100 mila persone e circa 2 mila esperti, consentendo di confrontare non soltanto il numero di nuove iniziative imprenditoriali, ma anche il contesto economico, sociale e culturale nel quale esse si sviluppano.







