Il Rapporto GEM 2025 racconta un'Italia in ripresa, ma che resta ferma al 30esimo posto nel ranking globale per propensione all’imprenditorialità, in cui mancano formazione finanziaria e tecnologica nelle aziende e un accesso più facile al credito

L’imprenditoria italiana è in lenta ma continua ripresa da dopo la pandemia e registra una crescita dei settori ad alta tecnologia, trainati dalle attività dei servizi promosse dai giovani. Calano le aziende impegnate nel comparto manifatturiero e nel commercio, mentre rimane alto il gap tra ambizione e azione concreta nel fare impresa, come anche il divario tra imprenditoria maschile e femminile. Lo rivelano i dati del Rapporto GEM 2025-2026, presentato oggi, 1 luglio, a Roma, che raccontano un settore soffocato da oneri burocratici, difficoltà di accesso al credito e penalizzato da una scarsa formazione in ambito finanziario, imprenditoriale e tecnologico nelle PMI.

Alessandra Micozzi, Coordinatrice scientifica del GEM Italia durante il suo intervento a Roma nel corso della conferenza “L’imprenditorialità per la crescita del Paese“

Il rapporto Gem: in Italia, cresce la propensione all’imprenditorialità

Il Rapporto GEM Italia 2025-2026, arrivato alla 26esima edizione e presentato oggi da Universitas Mercatorum a Roma nell’ambito dell’evento L’imprenditorialità per la crescita del Paese, parla di un’Italia ferma al 30esimo posto nel ranking globale per propensione all’imprenditorialità. I dati emergono da un’analisi condotta in 48 Paesi, con oltre 100mila interviste a cittadini e circa 2mila a testimoni privilegiati. Il rapporto segnala alcuni elementi incoraggianti, come quelli relativi al TEA (Total Early-stage Entrepreneurial Activity), ossia il tasso di nuova imprenditorialità: si tratta della percentuale di popolazione adulta compresa tra 18 e 64 anni che al momento dell’indagine sta avviando – o ha avviato – un’impresa da meno di 42 mesi. Nel 2025, questo valore si è attestato all’11%, in continua crescita rispetto al 6% del 2022.