Con un tasso di attivazione imprenditoriale all'11%, l'Italia è uno dei Paesi a più bassa propensione imprenditoriale. È quanto emerge dal Rapporto Gem Italia 2025-26 "L'attivazione imprenditoriale in Italia", presentato oggi a Roma, che posiziona il nostro Paese al 30esimo posto su 48 Paesi considerati, confermando un ritardo strutturale rispetto alle principali economie avanzate.
Emerge inoltre un forte divario di genere, con la propensione all'imprenditorialità delle donne che si ferma a poco più dell'8% rispetto al 13% degli uomini. Resta inoltre ampio il divario tra intenzione e azione: quasi un italiano su cinque vorrebbe avviare un'impresa, ma solo una parte riesce a farlo. A frenare contribuiscono una limitata percezione delle opportunità, ferma intorno al 35%, e il timore del fallimento.
L'evento è stato aperto dai saluti istituzionali di Giovanni Cannata, rettore di Universitas Mercatorum, e Giuseppe Tripoli, Segretario generale di Unioncamere. La presentazione del Rapporto è stata affidata ad Alessandra Micozzi, Coordinatrice scientifica del GEM Italia e Direttrice del Dipartimento di Economia, Statistica e Impresa di Universitas Mercatorum.
"Malgrado la ripresa, nel nostro Paese resta ampio il divario tra chi dichiara di voler avviare un'impresa e chi riesce davvero a farlo, il cosiddetto gap imprenditoriale - ha spiegato Micozzi -. Su questa discrepanza pesano la percezione di avere scarse opportunità imprenditoriali, la difficoltà di accesso al credito e la complessità normativa. La paura di fallire, che rappresenta una barriera emotiva di tipo strutturale, rimane molto alta in Italia, in particolare per le donne. I segnali positivi sono legati all'aumento dell'innovazione, alla diffusione delle tecnologie digitali e all'attenzione crescente verso la sostenibilità".










