CORTINA - Anche a Nordest è l’emergenza sociale di questo tempo per tanti lavoratori. Troppo “poveri” per potersi permettere un affitto a prezzi di mercato, troppo “ricchi” per poter accedere a una casa popolare. Un problema amplificato a Cortina d’Ampezzo (ancora di più dopo la “bolla” olimpica), dove portali come Immobiliare.it quotano attualmente il canone mensile medio a 27,62 euro al metro quadro. Così succede che, per poter dare una risposta a dipendenti pubblici che altrimenti non possono mantenere l’impiego, il municipio ha dovuto prendere l’antipatica decisione di intimare lo sgombero di un alloggio comunale, oggetto da tre anni di «un’occupazione senza titolo» da parte di una famiglia ucraina scappata dalla guerra.
Ancora il 10 marzo 2022 l’allora giunta Ghedina aveva scelto di mettere a disposizione, «per l’accoglienza immediata, ed esclusivamente temporanea, di cittadini provenienti dall’Ucraina», i locali dell’ex convento dei frati francescani, fino ad allora utilizzato come foresteria per i dipendenti pubblici. Dopo il cambio di amministrazione, il termine ultimo per la restituzione delle stanze era stato fissato al 10 luglio 2023. Come riassumono gli atti della vicenda, i profughi ucraini si erano infatti integrati nel tessuto locale, tanto che «le persone adulte nella maggior parte dei casi hanno trovato un’attività lavorativa» e «hanno convenuto sulle necessità dell’Amministrazione Comunale». Tuttavia «il rilascio è avvenuto senza difficoltà per tutti i nuclei ad eccezione di uno», composto da una coppia con due figli, malgrado marito e moglie abbiano «convertito i loro permessi di soggiorno per protezione temporanea in permessi di lavoro subordinato», per cui non rientrano più nel sistema di accoglienza predisposto per i profughi. Dopo una sfilza di incontri andati a vuoto, martedì è stata pubblicata l’ordinanza che impone la riconsegna entro 7 giorni, altrimenti il municipio «procederà all’esecuzione forzata» del provvedimento «anche con l’ausilio della forza pubblica».








