BELLUNO - Si fa presto a parlare di emergenza abitativa. Perché il problema esiste, è reale: basta chiedere ai lavoratori che arrivano da fuori provincia e faticano a trovare casa in affitto (lo notano anche le aziende, che faticano a essere attrattive pur a fronte di offerte di lavoro di alto livello, perché non riescono a garantire un alloggio ai potenziali candidati).

Lo confermano gli addetti ai lavori: «Non si trovano locazioni libere». Però poi, a guardare bene, si nota che le case non mancano in termini assoluti. Ce ne sono un po' ovunque nel Bellunese, e sono in numero maggiore anche rispetto ai residenti. Allora il problema è un altro: mancano piuttosto le case a disposizione, quelle abitabili, in affitto. È l'effetto "collaterale" di essere un territorio turistico: molti immobili, spesso realizzati negli anni in cui i Comuni di montagna dovevano scegliere urbanisticamente parlando - se optare per la vocazione alberghiera o quella di villeggiatura, e molti si sono indirizzati verso le seconde case.

La conferma arriva dai dati Istat (aggiornati al 2023) rielaborati da OpenPolis (la fondazione indipendente e senza scopo di lucro che promuove progetti per l'accesso alle informazioni pubbliche, la trasparenza e la partecipazione democratica). In provincia di Belluno sono censite 178.371 abitazioni, di cui 85.596 non occupate stabilmente. Significa che quasi una casa su due (il 47,9%, per l'esattezza) non è abitata. O meglio, non risulta come prima abitazione: sono soprattutto case delle vacanze; solo in misura minore si tratta di vecchi immobili effetto dello spopolamento della montagna - che non sono in condizioni abitabili, infatti il patrimonio edilizio del Veneto è abbastanza datato (il 29% delle case non occupate della regione è stato costruito entro il 1960, mentre il 32% dal 1961 al 1980; la situazione bellunese non è molto diversa, anzi rischia di essere addirittura peggiore se si guarda ai piccoli Comuni delle terre alte).