Un nuovo anglicismo aleggia sul settore turistico spagnolo e sulle agenzie di marketing. Quella che un tempo era una semplice escursione domenicale al Monastero di Santo Domingo de Silos, culla del castigliano, oggi si vende come un rifugio nel silenzio. Andare a camminare nella Sierra Cebollera, nella comarca riojana dei Cameros? Uno spazio naturale in cui perdersi.

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Nell’ennesimo tentativo di promuovere destinazioni “inusuali” in un Paese che nel 2025 ha accolto 96,8 milioni di turisti (quasi il doppio della sua popolazione), perfino il portale turistico ufficiale della Spagna ha adottato il concetto di turismo “slow”, cioè un viaggio senza fretta. I guru del settore definiscono questa nuova modalità come un turismo che punta a favorire il piacere dell’esperienza, orientato al consumo, attraverso schemi di viaggio lenti.

Gli enti specializzati in questo sottosettore sostengono che un turismo più rilassato può rappresentare un’opportunità per promuovere destinazioni più piccole o rurali, sostenendo le comunità locali e collaborando con loro perché possano crescere in modo sostenibile.

Questo, in termini di politiche pubbliche, ha una sua logica: le orde di turisti tendono a concentrarsi in pochissimi luoghi e i governi, con campagne recenti in Francia o in Giappone, cercano di attirarli verso altre zone del loro territorio per evitare il sovraffollamento e distribuire meglio i profitti di uno dei settori più redditizi al mondo. In Spagna, per esempio, la metà dei viaggiatori si concentra in tre regioni: Catalogna, Canarie e Baleari. Eppure il Paese è il terzo più esteso d’Europa.