Al termine del concerto dell’altra sera al Ravenna Festival, dopo la trionfale esecuzione del Boléro di Ravel, di fronte a un parterre de rois (fra cui il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente dell’Abi e della Cassa di Ravenna Antonio Patuelli), Riccardo Muti ha chiamato accanto a sé Tommaso, percussionista di 27 anni della sua Orchestra giovanile Cherubini, il “tamburino“ che fin dalla prima nota ha dettato il tempo – incalzante, travolgente, quasi ipnotico – di una delle pagine più celebri della musica, una partitura iconica che continua a ispirare coreografi e danzatori: lo ha fatto salire sul podio e gli ha affidato per un attimo la sua bacchetta.
"Il Boléro ha una sua forza straordinaria ed è un sublime esercizio di orchestrazione – spiega il Maestro – Per cui, certo, il direttore conduce l’orchestra ma se il tamburo non è solido e non tiene quel ritmo costante e ossessivo, tutto il brano ne viene rovinato. Per il percussionista è una prova non solamente tecnica ma anche di concentrazione e di controllo, una responsabilità che mi è piaciuto sottolineare e far apprezzare al pubblico".
Vedere fianco a fianco una leggenda della musica e un giovane che alla musica ha deciso di dedicare la sua vita e il suo talento è stato quasi commovente. Come un incontro di generazioni, una testimonianza, una trasmissione di esperienza e di bellezza. Ed è con questo spirito che fra pochi giorni Riccardo Muti guiderà l’Orchestra Cherubini in un tour che toccherà tre città simbolo della storia e della cultura nazionale: il 18 luglio l’anfiteatro degli scavi di Pompei, il 20 piazza Napoleone a Lucca e il 22 il Foro Boario di Ostuni.










