Ottanta chiavi, singole o in mazzo, alcune nuove, altre sembrano sul punto di spezzarsi appena inserite in una serratura, che probabilmente non vedranno mai: queste sono, infatti, le chiavi raccolte dal 2024 da Taysir Batnji nei campi palestinesi, unico ricordo rimasto di una casa probabilmente sparita tra quell’ottanta per cento di patrimonio edilizio distrutto negli ultimi anni nella Striscia di Gaza.
COSÌ SI APRE la mostra Patrimoni in resistenza da Timbuctu a Odessa alla Cité de l’architecture et du patrimoine di Parigi, visitabile fino al 3 gennaio. Curata dall’architetta e ricercatrice Elisabeth Essaïan e dalla ricercatrice in scienze politiche Mathilde Leloup con un allestimento dello studio di Jean-Benoit Vetillard, la rassegna intende affrontare una riflessione complessiva sul concetto di patrimonio, materiale quanto immateriale, analizzandone non solo le dinamiche di distruzione – spesso totale – ma soprattutto le declinazioni individuali e collettive che assume nelle situazioni belliche.
Taysir Batniji, Au cas où
Arrivando ai conflitti attualmente in corso in Ucraina, Palestina e Sudan, la mostra offre una panoramica degli eventi che si sono succeduti a partire dalla distruzione delle statue dei Budda giganti per mano dei Talebani nella falesia di Baymian nel marzo del 2001.






