«Oggi si muore di caldo», «sto morendo di caldo». Frasi fatte, modi di dire, non pensiamo certo di morire veramente mentre lo diciamo, ci limitiamo a esprimere un grande disagio. E invece di caldo si muore, eccome. Uno studio svolto su 854 città europee, relativo all’estate del 2025 (la quarta fra quelle più calde che ci sono state fino a quell’anno), ha mostrato che dei 40.500 decessi causati dal caldo ben 16.500 andavano attribuiti al riscaldamento globale, erano cioè aggiuntivi a quelli che comunque ci sarebbero stati a causa del normale caldo estivo. In Italia, le morti rilevate nelle città incluse nello studio sono state 4.597, di cui 835 a Roma.

NEL 2026, CONSIDERANDO SOLO la prima settimana dell’ondata di calore di fine giugno, in Francia i morti sarebbero stati almeno 1.000, nonostante i piani difensivi predisposti nelle città francesi, quale la diffusione della mappa dei cosiddetti rifugi climatici, dei luoghi climatizzati aperti al pubblico, per chi non ha o non può permettersi l’aria condizionata, in genere gli anziani meno abbienti e i più poveri. Nello stesso periodo, secondo l’Economist, i morti in Europa sarebbero stati circa 12.000.

DA NOTARE CHE LA MORTALITÀ indotta dalle ondate di calore è concentrata nelle città perché sono più calde delle zone rurali, specialmente nelle parti con poco verde. Meno caldi sono infatti i parchi, le zone con edifici più radi con poco asfalto e cemento e più aiuole, giardinetti e alberi, i viali densamente alberati. La vegetazione abbassa la temperatura.