«Libera una. Libera tutte»: è questo lo slogan con il quale il comitato Sos Cala Finanza ha portato ieri a Punta La Greca, sulla costa davanti a Tavolara nel Golfo di Olbia, centinaia di persone per dire no alla cementificazione di uno dei litorali più belli del Mediterraneo. Lo slogan scelto dagli attivisti sta a significare che quella che si sta combattendo in Sardegna è una battaglia che vale per il paese intero.
SE PASSA CIÒ CHE vogliono fare nel territorio del piccolo comune di Loiri Porto San Paolo, per l’ambiente e per il paesaggio sarà un disastro su tutto il litorale italiano. Il governo Meloni è infatti determinato a scardinare la legislazione nazionale e regionale di tutela delle coste usando il grimaldello delle procedure di autorizzazione semplificate previste dalla legge che nel 2017 ha istituito le Zone economiche speciali (Zes). Sono aree economicamente depresse dove, per promuovere lo sviluppo, a chi vuole investire sono concessi finanziamenti, incentivi fiscali e burocrazia ridotta al minimo.
Cosa fa ora Meloni? Semplice: dove i gruppi immobiliari che vorrebbero investire sulle coste non possono costruire perché ci sono vincoli ambientali, il governo consente loro di farlo aggirando le norme di tutela attraverso le procedure di autorizzazione semplificate (meno burocrazia è la ratio) delle Zes. E siccome Meloni, con una legge del 2024, ha stabilito che l’intero Meridione è un’unica grande Zes (nel resto d’Italia queste aree speciali restano sparse a macchia di leopardo nelle varie regioni) è chiaro che se il tentativo di dare via libera al cemento sulle coste attraverso le Zes passasse in Sardegna passerebbe dappertutto, in particolare nel Sud.










