O li ami o li odi: i party non lasciano mai indifferenti e molto dipende proprio dal fatto di ritrovarsi a trascorrere tempo non strutturato insieme ad altre persone. Una sfida, soprattutto per gli introversi chiamati a interagire in una situazione sociale, ma anche un impegno per le “social butterfly” che spesso si trovano a dover reggere il peso delle conversazioni. Eppure, il timore degli eventi è spesso infondato. Secondo le ricerche del comportamentalista americano Nicholas Epley, professore presso la Booth School of Business dell’Università di Chicago, fresco di stampa con il libro “Hello - The Unexpected Power of Choosing to Connect” (Ciao. Il potere inaspettato di scegliere la connessione, ndr), tendiamo a sopravvalutare l’imbarazzo e a sottovalutare il piacere, il fatto di entrare in contatto e persino ciò che possiamo imparare da una conversazione con uno sconosciuto. Indipendentemente dal grado della propria intro o estroversione, la buona notizia è che conversare è meno una questione di talento naturale e più una competenza che si può allenare. Questo perché introversione ed estroversione, dicono le ricerche, riguardano soprattutto il modo in cui recuperiamo energia dalle interazioni sociali, non la nostra capacità di conversare. Ecco, dunque, alcune idee per navigare le conversazioni con successo.