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Si chiama Carlos Cienfuegos Morales e il suo 64esimo compleanno lo ha passato sotto le macerie a Caracas. Folta barba bianca, berretto sotto il caschetto d’ordinanza e kefiah al collo, i suoi abiti sono perennemente impolverati. Chi lo conosce ha difficoltà a ricordare quella volta in cui non avesse indosso la sua divisa, inseparabile compagna di viaggio in ogni angolo del mondo, ovunque serva aiuto per salvare vite, dal Giappone all’Iran. Ma anche in Italia, all’Aquila, dove prese parte alla missione dopo il terribile terremoto del 2009: “Ero con i vigili del fuoco – racconta all’Ansa – Ci hanno aperto il loro cuore”.

Lui, il fondatore e comandante dei ‘Topos’ messicani, è una specie di leggenda. Minuto, occhi sorridenti e un’esperienza cinquantennale, come racconta lui stesso, tra cunicoli e tunnel scavati nelle macerie in cerca di qualche segnale di vita. È il capo delle ‘talpe’, il team di ricerca e soccorso nato nel 1985 in seguito al sisma di magnitudo 8.1 che rase al suolo Città del Messico causando circa diecimila vittime. Una squadra di volontari che oggi, quarant’anni dopo, conta circa 200 super-esperti nella ricerca e soccorso pronti a imbarcarsi per ogni angolo del mondo.