Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science ha trovato una forte associazione tra il lavoro da remoto, l’isolamento sociale e una peggiore salute mentale. La ricerca condotta su 600.000 lavoratori.

Smart working. Credit: iStock

Dopo lo scoppio della pandemia di COVID-19, a marzo del 2020, il telelavoro e lo smart working si sono sempre più diffusi e oggi moltissime aziende offrono diverse soluzioni per i propri dipendenti. Agli indubbi vantaggi, fra i quali figurano riduzione dei costi per spostamenti e pasti, maggior tempo libero, minor inquinamento ambientale e meno “distrazioni da ufficio”, fanno da contraltare isolamento sociale, potenziale minor senso di appartenenza al gruppo con cui e per cui si lavora, difficoltà di scindere vita privata e professionale, minori possibilità di crescita professionale, reperibilità “allargata” e molto altro. Anche per questo molte società offrono soluzioni ibride, nelle quali in genere sono richiesti 2 – 3 giorni in presenza e i restanti a casa; è un modello in cui si cerca di bilanciare costi e benefici del lavoro da remoto e di quello in presenza. La tendenza è tuttavia quella di desiderare più smart working per chi è obbligato a lavorare in ufficio, pur facendo un lavoro pienamente compatibile con le modalità di telelavoro.