L’ufficio? A casa. Lunghe giornate collegati al computer, spesso in tuta, senza uscire. Pochi rapporti con i colleghi, salvo qualche telefonata sporadica o una riunione da remoto. Spesso anche la postazione è scomoda, perché ci si adatta a lavorare in cucina o su una scrivania molto piccola. Parliamo di smartworking che ha molti lati positivi ma che ha il difetto di isolare e questo non fa bene.

Da più di cinque anni, complice il Covid, tutto è cambiato. Secondo una ricerca, pubblicata su Science, spostare le attività lavorative all’interno delle mura domestiche ha acuito i problemi di salute mentale. Accade soprattutto a chi sceglie lo smart ogni giorno e alle persone che vivono da sole. La ricerca ha esaminato le ricadute dell’isolamento prolungato tra i lavoratori, analizzando i comportamenti di 568.000 statunitensi. È emerso che su questo campione di individui la scelta di lavorare “collegati” ha aumentato le condizioni di stress, ansia e burn out, spingendo a un maggior numero di richieste di aiuto psicologico e di ricorso a farmaci. Certo, parliamo di mercato del lavoro americano, e forse il paragone con il nostro non regge.

I ricercatori, coordinati da Natalia Emanuel della Federal Reserve Bank di New York, hanno preso in considerazione i dati di cinque analisi nazionali su 568.000 lavoratori. Sono state esaminati periodi precedenti al Covid (2011-2019) e i due anni più critici per i lockdown, dal 2022 al 2024, tralasciando il 2020 e il 2021.