| 5 Giugno 2026 02:02 |
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(Adnkronos) – Sulla carta a molti piacerebbe essere ‘smart worker’: potersi risparmiare il viaggio in auto o sui mezzi pubblici per raggiungere l’ufficio, svolgere la propria attività in un ambiente più rilassato, poter pranzare a casa. Ma la realtà non è così rosea come sembra. Secondo un nuovo studio, il lavoro da remoto ha un prezzo in termini umani e la bilancia costi-benefici non è così favorevole. Chi lo pratica in maniera prolungata finisce per essere più solo e con un benessere peggiorato. La ricerca che fotografa l’impatto sulla salute mentale dello smart working è pubblicata su ‘Science’ e si basa sui dati di sondaggi condotti su oltre 500mila americani.
C’è uno spartiacque che separa un prima e un dopo: la pandemia di Covid. Sull’onda dell’emergenza sanitaria vissuta a livello globale, infatti, una delle misure adottate in molti Paesi per arginare la corsa del virus è stata disporre che le aziende adottassero o aumentassero laddove possibile i livelli di smart working. Quello che però emerge dallo studio – firmato da Natalia Emanuel della Federal Reserve Bank of New York con i colleghi Amanda Pallais di Harvard University e Emma Harrington di University of Virginia – è che l’aumento del lavoro da remoto, causato dalla pandemia, ha incrementato notevolmente il tempo trascorso in solitudine e peggiorato la salute mentale dei lavoratori. L’analisi appena pubblicata va oltre la principale conseguenza del lavoro a distanza solitamente valutata negli studi precedenti: la produttività dei lavoratori. I risultati dello studio suggeriscono che “il passaggio al lavoro da casa comporta costi misurabili a livello di popolazione”, scrivono Emma Zhang e Rourke O’Brien della Yale University in un articolo di approfondimento correlato.






