Il nuovo ddl Merito è legge: la riforma della PA varata dal ministro Zangrillo promette di premiare chi lavora meglio nella Pubblica amministrazione, ma per le opposizioni e i sindacati rischia di creare una competizione permanente tra colleghi, senza nuove risorse e con un sistema che aumenta la discrezionalità nelle carriere. Fanpage.it ha intervistato Andrea Casu, deputato del Pd che ha seguito da vicino il provvedimento.

Può esistere il merito se una legge stabilisce in anticipo che soltanto una parte dei lavoratori potrà essere considerata "eccellente"? Questa è la domanda che segue il ddl Merito, una legge sulla valutazione delle performance nella Pubblica amministrazione, fortemente voluto dal ministro per la PA Paolo Zangrillo, varata un anno fa dal governo e approvata ieri dal Senato con 86 sì e 59 no. La riforma introduce un nuovo tetto al numero di dipendenti che può ottenere valutazioni eccellenti, e quindi accedere ai premi individuali più ‘ricchi' in busta paga. L'obiettivo dichiarato del governo è superare quella che viene definita la "cultura dell'appiattimento", premiando davvero chi ottiene i risultati migliori e rendendo più efficiente la macchina dello Stato. L'opposizione, però, legge il provvedimento in maniera completamente diversa. Fanpage.it ha intervistato Andrea Casu, deputato del Partito democratico, secondo cui c'è il rischio che il merito generi frustrazione e divisione tra i lavoratori. Finendo per mettere in competizione negli uffici pubblici chi, invece, dovrebbe collaborare. "Noi non siamo contro il merito. Siamo contro un'idea di merito che finisce per mettere i lavoratori uno contro l'altro", ha detto Casu.