«I giovani chiedono possibilità di fare carriera e stipendi adeguati. Se vuoi attirarli per farli lavorare nella Pubblica Amministrazione la strada maestra è puntare sul merito».Quindi serve una rivoluzione copernicana?
«Non proprio. Solo quattro anni fa, prima che questo governo entrasse in carica, il tasso di insoddisfazione dei cittadini rispetto agli uffici pubblici era del 52%. Oggi siamo scesi al 39%, in linea con il dato medio dell’Unione Europea».Merito è un concetto poco sindacale...
«E infatti in Parlamento la nostra riforma è stata contestata da due sindacaliste, Susanna Camusso (Pd-Cgil) e Annamaria Furlan (Iv-Cisl)».II sindacalisti pensionati in Parlamento sono indietro rispetto a quelli con i quali ha rinnovato tutti i contratti della Pubblica Amministrazione, caso unico nella storia italiana?
«Alla fine sono riuscito a far firmare perfino i delegati di Maurizio Landini, che oggi sono al tavolo delle trattative con noi».Paolo Zangrillo è uno dei pochi ministri che è riuscito a sottrarsi al fuoco di sbarramento dell’opposizione, malgrado gestisca un settore storicamente gravido di tensioni. Il suo segreto sono i risultati. Quando ha preso in carico la Pubblica Amministrazione l’età media dei tre milioni e quattrocentomila dipendenti dello Stato era di 52 anni, i concorsi duravano 780 giorni è il personale calava da 18 anni. Oggi l’età media è scesa a 48 anni, i concorsi durano quattro mesi e il personale è in crescita, grazie anche a 650mila nuove assunzioni. In più c’è la politica contrattuale: rinnovata subito la tornata 2019-2022, che era scaduta, ha rispettato i tempi per quella 2022-2024 e ha già chiuso istruzione e funzioni centrali per il triennio 2025-2027. L’ultima sfida è la riforma del merito, approvata ieri in Senato dopo il sì della Camera, a fine 2025. Inserisce due novità fondamentali. La prima è il tetto del 30% per i giudizi d’eccellenza. La seconda è la possibilità di far carriera anche sul campo, come nelle aziende private, promossi dai responsabili, e non solo con i concorsi.Il tetto ai giudizi d’eccellenza, propedeutici ai premi non rischia di scontentare i dipendenti pubblici, ministro?









