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Paolo Foschini

Approda in Consiglio dei ministri il testo che accoglie le cento osservazioni della società civile. Gabriele Sepio: «Le realtà operanti per l’interesse generale avranno regole pensate per loro». Il governo voterà un apposito Dpcm che riunirà tutte le competenze sotto il coordinamento del Mef

Ci sono voluti alcuni mesi, per il tratto finale. E prima alcuni anni, perché al finale ci si arrivasse. Ma stavolta forse ci siamo davvero: il testo del Piano nazionale dell’economia sociale, licenziato dal governo lo scorso autunno e allora messo online apposta per raccogliere arricchimenti e correzioni anche dalla società civile, torna finalmente alla base aggiornato perché il Governo lo trasformi in decreto e lo faccia decollare sul serio. Succede questa settimana, giovedì 2 luglio salvo variazioni dell'ultimo momento, quando il sospirato Piano più volte sollecitato all’Italia dall’Europa - che il suo lo aveva varato già nel 2021 - approda appunto in Consiglio dei ministri e per essere da questi trasformato in Dpcm.

Oltre cento erano state, nei mesi scorsi, le «risposte e proposte» arrivate sul sito del ministero delle Finanze in seguito alla pubblicazione del testo: «Non solo un record ma un segno evidente - aveva detto già allora Gabriele Sepio, il quale nella redazione del Piano ha svolto e svolge un ruolo di coordinamento tecnico - che di questo strumento ci fosse un grande bisogno». L’economista Paolo Venturi, direttore di Aiccon, aveva definito a sua volta sulle pagine di Buone Notizie l’arrivo del Piano «uno spartiacque». Qual è il punto adesso? «Che finalmente le realtà dell’economia sociale avranno un sistema di regole pensate per loro. Non però come nicchia, bensì come parte integrante del sistema generale».