Non fermarsi.
Va bene l’approvazione in Consiglio dei ministri dell’informativa (ma sarebbe stato meglio un decreto) del Piano nazionale per l’Economia Sociale.
Adesso però, con la legislatura che sta imboccando l’ultimo giro di boa, bisogna individuare strumenti legislativi e risorse per accelerare il percorso. È un appello bipartisan quello che giunge dall’Intergruppo parlamentare per l’Economia sociale, promosso dai deputati Silvia Roggiani (Pd) e Lorenzo Malagola (FdI) e la sottosegretaria al Ministero dell’Economia Lucia Albano che ha la delega della materia.
L’obiettivo è di tradurre al più presto alcune delle proposte contenute nel Piano: dal tema degli immobili, alla riforma fiscale e l’housing sociale, a quello delle riserve e della loro tassazione, senza dimenticare la questione dei workers buyout e il superamento della disparità normativa tra cooperative sociali e imprese sociali relativamente al versamento del contributo del 3% ai fondi mutualistici, fino alla richiesta di un regime Ires più favorevole.
Il Piano, ricordiamolo, è un documento programmatico di 38 pagine su cui erano stati chiamati in autunno ad esprimersi in una consultazione pubblica i vari soggetti attivi nel settore, avrà una durata decennale con una revisione di medio termine dopo i primi cinque anni, seguendo la raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 27 novembre 2023.






