Uno studio pubblicato sulla rivista Science, guidato dall'Instituto de Astrofísica de Andalucía (IAA-CSIC) con l’importante contributo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dimostra per la prima volta in modo conclusivo come un esopianeta possa influenzare direttamente l'attività della sua stella ospite tramite il proprio campo magnetico. Questa scoperta fornisce la prova più solida mai ottenuta dell'esistenza di tale “forza” su un pianeta extrasolare.

“In particolare, abbiamo osservato che GJ 436 b, un esopianeta simile a Nettuno che orbita molto vicino alla sua stella, produce variazioni regolari nell'emissione della stella a specifiche lunghezze d'onda”, spiega Daniel Revilla, ricercatore dell'IAA-CSIC che ha guidato lo studio nell'ambito della sua tesi di dottorato. Analizzando come e quando si verificano queste variazioni nella stella, il team internazionale è riuscito a stimare per la prima volta l'intensità del campo magnetico di un pianeta di questo tipo, aprendo una nuova strada per lo studio delle proprietà e dell'abitabilità dei mondi alieni.

I campi magnetici svolgono un ruolo fondamentale nell'abitabilità dei pianeti, modulando l'interazione tra il vento stellare e l'atmosfera e condizionandone radicalmente l'evoluzione. Se sulla Terra il campo magnetico agisce come uno scudo protettivo essenziale per preservare l'atmosfera e la vita, Marte rappresenta l'esempio opposto: la perdita del suo scudo globale, avvenuta miliardi di anni fa, ha causato la progressiva erosione dell'atmosfera e la perdita della sua acqua.