Le più note sono Ursula von der Leyen (presidente Commissione Europea) e Christine Lagarde alla guida della Bce (Banca centrale europea), ma tra le figure femminili ai vertici della finanza internazionale troviamo anche Nadia Calviño, presidente della Bei (Banca europea per gli investimenti) e Kristalina Goergieva, numero uno del Fondo Monetario Internazionale. E d’altronde, anche il vocabolario ci ricorda che la parola “finanza” è un “sostantivo femminile”. Davvero quindi “La finanza è donna”, come recita il titolo del libro di Carla Ruocco, appena uscito in libreria (De Nigris).No, quantomeno non in Italia. Perché da noi, nonostante qualche passo in avanti soprattutto nell’apparato statale e nelle autorità di controllo (Ragioneria generale dello Stato, Consob, Banca d’Italia), le donne che hanno l’accesso alle stanze dei bottoni della finanza sono ancora poche. E il libro – già nella prefazione di Federico Carli – lo mette subito in chiaro: «Nel nostro Paese, i dati mostrano che la presenza femminile ai vertici delle istituzioni finanziarie è ancora molto bassa. La percentuale di donne che ricoprono il ruolo di amministratore delegato (Ceo) per le banche quotate si attesta attorno all'1% e, più in generale, nel mondo delle corporate e delle istituzioni finanziarie di grandi dimensioni, la percentuale si aggira tra il 6% e il 18%».E allora perché Carla Ruocco ha scelto questo titolo, per di più con il verbo al presente? «La finanza è donna perché alle donne non mancano le capacità per muoversi nei meandri della finanza, ma certamente il titolo può sembrare provocatorio e paradossale quando poi si vedono i numeri», spiega l’autrice. Lei di finanza ne capisce. Entrata in Parlamento nel 2013 con il M5S, dal 2020 al 2022 è stata presidente della Commissione bicamerale di inchiesta sul sistema bancario e finanziario. In precedenza, tra le altre cose, aveva guidato la commissione Finanze della Camera. In questi ruoli ha audito circa 75 rappresentanti dei vertici di banche e istituzioni: solo dieci erano donne, riconducibili per lo più a cariche istituzionali (vice ministre, sottosegretarie, capi dipartimento). Attualmente è dirigente al Mef (ministero Economia e finanze), responsabile dell'ufficio pari opportunità.Più una provocazione il libro è uno stimolo: convincere le donne che si tengono lontane dal mondo della finanza e spesso delegano la gestione dei loro risparmi agli uomini, che possono farcela da sole. Di più: devono farlo. Perché l’autonomia, l’indipendenza, la libertà di scegliere, passa anche dalla gestione consapevole del proprio denaro. E invece per molte donne italiane la finanza resta un territorio inesplorato, un labirinto che fa paura. «Tutto il libro ruota proprio attorno a questo concetto, trasformare il denaro da fonte di paura a strumento di libertà», spiega l’autrice.In realtà in gioco c’è di più. C’è la certezza che un approccio femminile alle dure e spietate regole della finanza, possa essere un toccasana per l’intero sistema. Perché le donne hanno una maggiore propensione a prendersi cura degli altri, a non mettere in cima alla lista il profitto fine a sè stesso. E se un po’ di tutto questo riuscisse a farsi spazio tra la spregiudicatezza che domina il mondo della finanza, alcune cose nel mondo forse potrebbero andare diversamente. In tanti sono convinti che una maggiore partecipazione delle donne alle decisioni e alle strategie delle banche e dei grandi fondi di investimento potrebbe dare vita a un circolo virtuoso, in grado di attribuire il giusto peso alle parole «redistribuzione» e «equilibrio». Con benefici per i singoli , ma anche per l’intera comunità.Apparentemente il libro di Carla Ruocco non si occupa di grandi sistemi e si concentra su concetti semplici: come vincere la paura di sbagliare investimenti e perdere tutti i miei risparmi? Di quali strumenti ho bisogno per muovermi nei meandri di termini sconosciuti e anche un po’ inquietanti? Come evitare le truffe sempre dietro l’angolo?Tra un aneddoto sui banchi di scuola, al supermercato o nel momento di rimettere a posto un armadio colmo di abiti, il libro scorre gradevolmente. È una sorta di manuale che ti porta, passo dopo passo e quasi senza sforzo, a comprendere le leve fondamentali nella gestione dei propri risparmi e nella scelta tra i vari tipi di investimento, azioni, titoli di Stato, fondi, criptovalute, ecc. Sia chiaro – prosegue Ruocco – «non si ha la pretesa di dispensare perle di saggezza per farti diventare milionario in pochi mesi, né di diffondere la ricetta per la pozione magica con cui innaffiare la pianta di basilico che hai a casa per trasformarla in pianta di soldi».È trascorso più di mezzo secolo da quando, con la riforma del diritto di famiglia del 1975, è caduto il vincolo dell’autorizzazione maritale per le donne sposate che volevano aprire un conto corrente personale. Eppure secondo un’indagine della Global Thinking Foundation, in Italia solo il 58% delle donne ha un conto corrente intestato personalmente, il 12,9% dispone esclusivamente di un conto cointestato con il partner e il 4,8% non ha alcun conto corrente.Insomma il percorso verso l’autonomia economica e quindi l’indipendenza resta ancora lungo. Per cui ben vengano libri che possano aiutare a fare altri pezzi di strada.