<p>La corsa alla successione di <strong>Christine Lagarde</strong> è ufficialmente partita.
La presidente della <strong>Bce</strong> ha formalmente affermato in un'intervista che è probabile un suo addio alla poltrona più alta dell'Eurotower nel maggio 2027, prima della scadenza naturale del mandato di novembre. </p> <p> </p> <p>Questa presa di posizione, oltre a far dedurre un possibile impegno in prima persona del successore di <strong>Mario Draghi</strong> nelle prossime presidenziali francesi (magari nella fila del partito <strong>Renaissance</strong> di <strong>Emmanuel Macron</strong>, che non si può ricandidare all'Eliseo) deve far scattare un campanello d'avviso a <strong>Palazzo Chigi</strong>, perché occorre muoversi per tempo se si vuole far parte del gruppo di Paesi che decideranno sulla figura che stabilirà la politica monetaria nei prossimi otto anni. </p> <h2>La candidatura di Fabio Panetta per l'Eurotower</h2> <p>Se la premier <strong>Giorgia Meloni</strong> saprà muoversi con sapienza potrebbe proporre, sentite anche Francia e Germania, una candidatura di grande livello come quella del governatore della <strong>Banca d’Italia</strong> <strong>Fabio Panetta</strong>, profilo che già questo giornale aveva evidenziato tra i più adatti a sedersi alla scrivania che fu appunto di Draghi. <span contenteditable="false"> </span> </p> <p> </p> <p>Il motivo per cui l’Italia può concorrere se non direttamente pretendere un posto di rilievo nelle istituzioni europee è semplice: rispetto ai Paesi fondatori dell’<strong>Unione Europea</strong> e nonostante le numerose promozioni delle agenzie di rating e l’apprezzamento dei mercati finanziari Roma nello scacchiere del potere comunitario non conta nulla, eppure viene sovente tirata in ballo quando si tratta di trovare i voti che contano. </p> <h2>L'attuale mappa del potere nelle istituzioni europee</h2> <p>Uno sguardo alla piantina del potere in Europa lo conferma.














