Prendersi del tempo per perdere un po’ di tempo. Rallentare verso nessuna destinazione oggi è un lusso. Il lusso del tempo che non porta a nulla, che non serve a niente e che non è servo di null’altro se non di se stesso.In una fase storica in cui ci si muove per arrivare, c’è chi trova il tempo e ha la fortuna di potersi muovere per attraversare i luoghi. A piedi, lungo i cammini segnati dalla storia, ma anche su percorsi improvvisati. Che siano in città, che siano in campagna, i numeri raccontano di un interesse ritrovato per un’attività così elementare da essere diventata ricercata.Il dossier Italia, Paese di Cammini, realizzato da Terre di mezzo editore parla di almeno 300 mila camminatori solo nel 2025, con una crescita del 56% rispetto all’anno precedente. Un’espansione legata anche all’aumento dei percorsi censiti – oggi circa 250 – ma che conferma un trend ormai evidente da anni. I dati raccolti dagli oltre 4.300 questionari mostrano inoltre che chi parte resta in cammino in media per 7,4 giorni. In poche parole, quasi due milioni e mezzo di pernottamenti generati lungo i percorsi italiani.Nel 2025, complice il Giubileo, molti cammini hanno avuto Roma come meta, tra cui la Via Francigena e la Via Romea Strata: i Testimonium consegnati al punto di arrivo della Basilica di San Pietro sono più che raddoppiati: dai 5.576 del 2024, ai 12.038 del 2026.Chi parte oggi cerca tempo, natura, silenzio, ma anche incontro. Spazio da conquistare con la propria presenza e non solo con l’osservazione. Una prospettiva in prima persona, non in terza. E quindi via l’auto, il treno veloce, il volo low cost, gli algoritmi che ottimizzano i percorsi: via, anzitutto, l’idea per cui il movimento debba essere efficiente e che lo spazio sia un problema da risolvere.Oggi sempre più persone scelgono volontariamente di impiegare sette giorni per percorrere a piedi – non senza fatica – distanze che un’auto coprirebbe in un’ora.Dietro l’illogicità di un gesto – quello di camminare per coprire una distanza nella maniera più inefficiente possibile – un paradosso profondamente contemporaneo. Chi può permettersi davvero una settimana improduttiva, e quindi sette, ma anche cinque, tre giorni senza performance, senza reperibilità continua, spesso appartiene proprio a quelle classi sociali che performano di più durante il resto dell’anno. Come se il massimo lusso contemporaneo fosse diventato sottrarsi, ma senza astrarsi: piuttosto, immergendosi nella realtà.Nella società per eccellenza dell’orizzontalità permanente, della presenza, della reperibilità, la verticalità è diventata un privilegio. Concentrare tempo ed energia su una sola esperienza. Attraversarla fino in fondo, con il proprio corpo.La componente fisica è radicale. Dopo qualche ora di cammino il mondo si riduce a poche domande elementari: quanti chilometri mancano, dove dormire, dove trovare acqua. Una riduzione che produce quasi sollievo. Un bisogno, una domanda, una risposta semplice.Una verticalità che non significa osservare il mondo dall’alto, da fuori. Ma attraversarlo. Se la contemporaneità e prima ancora la modernità ci hanno insegnato a conoscere il mondo dall’alto, oggi camminare è un modo per riappropriarsi della prospettiva interna ai territori, confondendosi nel paesaggio.Lo abbiamo misurato, trasformato in mappe, coordinate, dati. La Terra è diventata una superficie perfettamente leggibile: meridiani, paralleli, punti. Una conquista straordinaria, naturalmente, che ha incastrato dentro alla perfezione geometrica della cartografia la tridimensionalità dell’esistente.È curioso che questa riscoperta arrivi proprio nell’epoca della massima connessione: mai come oggi è stato così difficile perdersi. Gli algoritmi prevedono tempi, suggeriscono soste, eliminano deviazioni: semplicemente, tendono a cancellare l’imprevisto, o a intervenire per recuperare quando avviene. Il cammino lo reintroduce. Si sbaglia strada. Si attraversano paesi che non saranno destinazione, ma passaggio.Nel Cinquecento esisteva una scienza oggi quasi dimenticata: la corografia. Indicava una forma di descrizione dei luoghi che non aveva ancora separato la geografia dall’esperienza diretta del territorio. I corografi giravano per i paesi che volevano raccontare. Misuravano, annotavano, disegnavano. Percorrevano per conoscere.La modernità ha separato il corpo dalla mappa, un passo dopo l’altro. E un passo dopo l’altro, lo strappo può essere ricucito. Anche da qui ri-nascono i cammini: dal desiderio di comporre una frattura.
Cammino a tempo preso
In un’epoca ossessionata dalla velocità e dall’efficienza, muoversi a piedi è diventato un lusso. Oltre 300 mila persone hanno scelto di viaggiare, nel 2025, ca








