Trecentomila camminatori nel 2025, in aumento del 56% sull’anno precedente. Quasi due milioni e mezzo di pernottamenti annui per un impatto economico di oltre 336 milioni di euro. Bisogna partire dai numeri per capire il boom dei Cammini in Italia, che in dieci anni ha moltiplicato per venti il numero degli appassionati, e anche degli itinerari, oggi arrivati a 250 attraverso tutto lo Stivale. È questa la fotografia scattata dal dossier “Italia, Paese di Cammini” di Terre di Mezzo Editore. Una crescita straordinaria che si riflette direttamente sulle economie dei territori attraversati dai camminatori a passo lento: spesso aree interne o montane lontane dai grandi flussi turistici co-responsabili del famigerato overtourism. E ciò contribuisce a ridurre lo spopolamento dei borghi, a tener vive le comunità e a favorire opportunità di sviluppo sostenibile.
La Via Matildica del Volto Santo (foto: G. Bianchini)
Dalla Via Francigena al Sentiero Italia, il turismo lento corre velocissimo. E non è più una tendenza passeggera per pochi pellegrini e appassionati di trekking, ma un segmento turistico sempre più importante, in Italia come all’estero. Solo il Cammino di Santiago, il percorso più famoso del mondo che si sviluppa tra Francia, Spagna e Portogallo, è battuto ogni anno da 530mila persone, 30mila dei quali italiane. Per dire: vent’anni fa erano un quinto e Checco Zalone non ci aveva ancora fatto un film. Così, se una volta si chiamavano escursioni e trekking, oggi sono tutte Vie e Sentieri. Non c'è regione o territorio che non abbia i suoi Cammini, brevi o lunghi che siano: Via del Sale tra Piemonte e Liguria, Cammino di Oropa, quello Balteo in Valle d’Aosta, e poi Alte Vie, Giri e Sentieri assortiti. Senza contare festival, raduni e community online ispirate al turismo lento, che ultimamente fioriscono come il gelsomino.







