PORDENONE - C'è un altro elemento agghiacciante, nel sequestro a scopo di estorsione che ha portato in carcere quattro giovani dopo una notte di follia e violenza a Pordenone. Il più giovane dei sequestratori - 17 anni, tutelato dall'avvocato Gloria Favret -, infatti, mentre il branco aspetta il padre del 21enne in via del Bersagliere (luogo dell'appuntamento per la consegna - richiesta - di mille euro), si impossessa del cellulare della vittima. E filma, con tanto di audio. Un girato che sarà poi inviato ad alcuni amici tramite i social network. Il giovane si vanta di aver preso chi prima aveva minacciato il "branco" e promette che i quattro gliel'avrebbero fatta pagare.

IL QUADRO I fatti risalgono alla notte tra il 20 e il 21 marzo scorso. Quattro giovanissimi, dopo l'acquisto di droga in centro a Pordenone hanno sequestrato a scopo di estorsione l'amico 21enne che aveva fatto da intermediario per l'acquisto dello stupefacente. Lo hanno costretto a chiamare il padre alle tre di notte affinché consegnasse un riscatto di mille euro. Il genitore è riuscito a prelevare allo sportello bancomat soltanto 500 euro.Il resto avrebbe dovuto consegnarlo l'indomani mattina per chiudere la vicenda. È andata diversamente, perché il caso è stato sottoposto all'attenzione della Questura. I difensori Luca Fiorido (per Valentino Andreani, 22enne di Azzano), Stefano De Rosa (per Denis Elshani, 24 anni, di Sacile) e Alessandro Magaraci (per Alberto Zambon, ventenne di Porcia) sono in attesa di conoscere la decisione del gip in merito all'applicazione di misure meno afflittive, dopodiché valuteranno il ricorso al Tribunale del riesame. Nella sua ordinanza il gip Francesco Antoni ha escluso gli arresti domiciliari ritenendo i tre giovani "inaffidabili".LE INDAGINI La Polizia di Stato di Pordenone ha denominato l'operazione "Ricatto di sangue". I titolari dell'indagine parlano di un quadro indiziario «grave, preciso e concordante». Si fa cenno a «modalità violente e spregiudicate». Dopo aver ricevuto la segnalazione, la Squadra Mobile ha avviato un'attività investigativa che, attraverso l'analisi delle chat di messaggistica e dei sistemi di videosorveglianza, ha consentito in tempi rapidi di ricostruire con precisione l'intera dinamica dei fatti e di identificare con certezza i quattro responsabili.ALLARME «Il quadro emerso - è la conclusione della Polizia - è particolarmente allarmante e restituisce l'immagine di un gruppo estremamente pericoloso, composto da giovani già noti alle forze dell'ordine che hanno agito con estrema spregiudicatezza e disinvoltura criminale, abituati a vantarsi sui social network dove pubblicavano immagini in cui esibivano armi da taglio e atteggiamenti violenti, a conferma di una preoccupante inclinazione alla sopraffazione e all'illegalità».