PORDENONE - Un incontro che doveva essere di pace quello del 28 luglio scorso a Conegliano (Treviso), ma che si è trasformato in rapina. Vittime due 15enni pordenonesi affrontati dalla baby-gang di coetanei per uno sgarro: esternazioni social contro i tre aggressori. Si sta delineando più chiaramente il quadro della rapina con taser tirapugni e coltello avvenuta nel Trevigiano, ricostruita con l’indagine degli investigatori del Commissariato di Conegliano: era una vendetta.
È stata la fidanzata di uno dei tre baby rapinatori di quindici anni - un albanese, un marocchino e uno originario del Burkina Faso - a riferire al resto della gang che i coetanei pordenonesi, un italiano e un macedone, avevano “dissato” contro di loro. Li avevano cioè diffamati, mancando loro di rispetto. Ed è con il pretesto di fare la pace che la ragazza, amica in comune tra le due parti, aveva organizzato un incontro poi degenerato in una rapina.
Ma se il 28 luglio in via Carducci a Conegliano tutto era partito con toni in apparenza amichevoli, nel giro di minuti le cose si sono ribaltate completamente, trasformandosi in un’imboscata: improvvisamente i tre hanno estratto le armi, un taser, un coltello e un tirapugni, e hanno costretto i coetanei arrivati in treno a consegnare scarpe, felpe e 25 euro in contanti. Hanno mostrato loro di avere meno da perdere, proprio come nei fraseggi dei loro trapper preferiti. E quando uno di loro ha trovato il coraggio di reagire, lo hanno colpito con una scarica di avvertimento. Secondo gli investigatori del Commissariato, più che per rubare quegli oggetti di dubbio valore, i ragazzi hanno agito per sottomettere i rivali, mostrando loro di essere disposti a tutto pur di non piegare la testa. Cosa che i giovanissimi di Pordenone avevano probabilmente messo in dubbio, prendendoli in giro in altri contesti o sui social. Una rapina, quella per cui sono stati arrestati dai poliziotti del Commissariato, che poi hanno sentito il bisogno di sfoggiare subito su Instagram postando le fotografie della merce rubata e scrivendo: «30 minuti, 300 euro di roba e cash». Una confessione implicita che hanno postato con indifferenza verso le conseguenze, ovvero con lo stesso atteggiamento che hanno mostrato nei confronti delle gravi accuse mosse nei loro confronti, ora al vaglio della Procura dei minori di Venezia.






