CONEGLIANO Ieri altri due pazienti sono stati ricoverati in osservazione a Conegliano per un colpo di calore. La prima è una donna di 65 anni residente in città, trovata nella propria abitazione priva di aria condizionata e in stato confusionale al momento dell’intervento dei soccorsi. Il secondo caso riguarda invece un uomo di 70 anni di Refrontolo, che ha accusato il malore mentre si trovava all’esterno per alcune commissioni quotidiane. E si uniscono ai tanti altri trattati sul posto o direttamente in casa. Gli effetti di questa ondata di calore si sono visti eccome nei reparti di pronto soccorso: la media è di 14 al giorno. Aumentati nelle ultime settimane gli accessi per malore e in particolare quelli legati al caldo.
IN OSPEDALE A parlare sono i numeri del Ca’ Foncello e degli altri presidi della provincia: nella 26esima settimana dell’anno (22-28 giugno) i Pronto soccorso dell’Usl hanno registrato 6.117 accessi complessivi, pari a una media di 874 al giorno. Il dato segna un incremento rispetto alla 25esima settimana (15-21 giugno), quando gli accessi erano stati 5.922 (846 al giorno), con una crescita di 195 ingressi, equivalente a un incremento del 3,3 per cento. Il volume resta però leggermente inferiore rispetto alla 22esima settimana (25-31 maggio), che aveva totalizzato 6.308 accessi complessivi, con una media giornaliera più alta (901). A incidere in modo significativo sull’andamento della 26esima settimana sono soprattutto i casi riconducibili alle alte temperature: gli accessi con diagnosi contenente le parole “disidratazione” o “colpo di calore” sono stati 97, con una media di 14 al giorno, contro i 48 della settimana precedente (7 al giorno) e i 64 della 22esima settimana (9 al giorno). L’aumento in questo ambito è quindi particolarmente marcato: i casi risultano più che raddoppiati rispetto alla settimana precedente e crescono di circa il 50% rispetto a fine maggio. Solo considerando la fascia dell’Asolano ieri gli interventi sono stati moltissimi, tra colpi di calore e febbri. Verso sera, una donna è stata ricoverata con l’elisoccorso dopo essere caduta dalle scale ad Asolo. È stata trasportata a Treviso in condizioni gravi.LA PROVINCIA Nel bilancio ci sono anche i malori legati ai tuffi nei fiumi e nei laghi, che come si è visto in questi giorni colpiscono in egual modo giovani e meno giovani. Ieri, nonostante quanto accaduto a Fagarè al trentenne Ben Ameur Abdelhak, le spiagge sul Piave erano di nuovo affollate. Così la Provincia di Treviso rilancia il “kit informativo” che già l’anno scorso aveva tentato di aumentare la consapevolezza dei bagnanti sulle sponde. Resta grave, ma fuori pericolo, il giovane di Cimadolmo colpito da un malore nel Pordenonese. La Provincia ha intenzione di continuare a puntare sulla diffusione multilingue dei contenuti attraverso i social e il coinvolgimento diretto dei Comuni per ampliare la platea raggiunta. Il punto, infatti, è proprio che il messaggio sembra non arrivare ai più giovani. «Il caldo intenso e la bella stagione spingono molte persone a cercare refrigerio lungo il Piave, ma si tratta di una pratica vietata e pericolosa» sottolinea ancora una volta il presidente Marco Donadel. «Ci uniamo al cordoglio di tutta la comunità di San Biagio di Callalta per la tragedia che ha visto la morte di un giovane 30enne nelle acque del Piave, una seconda tragedia che ha colpito il territorio della Provincia di Treviso nel giro di poche settimane. Fare il bagno nel fiume è vietato perché, per sua conformazione naturale, l’ambiente fluviale presenta dei grandi pericoli: rischi che la Provincia di Treviso ha messo in evidenza con una campagna dedicata sia social che cartacea già l’anno scorso, condivisa con tutti i Comuni, che riepiloga propri i motivi per cui entrare nelle acque del Piave è vietato.
















