Todo Modo
Carmelo Briguglio
Powered by
Non solo non è un tabù, come ha detto la premier Giorgia Meloni, ma è un fattore decisivo perché il lungo percorso della democrazia italiana sia compiuto. Una democrazia è tale non quando si può votare, perché si vota sempre meno e non perché ci sia un dittatore che impedisca o limiti il diritto ad eleggere i propri rappresentanti, ma perché il “sovrano” – che è il popolo – nella nostra contemporaneità decide di votare meno o addirittura di votare poco: all’incirca la metà degli aventi diritto. E per stroncare una crassa ignoranza circolante tra pezzi di ceto politico e mediatico – che sarebbe meglio definire propagandistico – va sottolineato che la percentuale è bassa anche quando si vota con le preferenze, dalle elezioni europee alle amministrative.
L’essenza vera della democrazia non è il diritto di voto, ma è l’alternanza: nessuno vince o perde per sempre e nessuno – individuo, soggetto collettivo, financo cultura politica – deve occupare un “potere” pubblico, oltre un certo limitato tempo. Il che in Italia, con l’avvento della Seconda Repubblica, dagli anni ‘90, avviene regolarmente per il governo del Paese e per le presidenze delle Camere, ma non per la presidenza della Repubblica.










