di Leonardo Botta
Condivido, non senza riserve, la recente affermazione di Giorgia Meloni: “un presidente della Repubblica non di centrosinistra non è più un tabù”. Ci sarebbe da obiettare che definire “di centrosinistra” personalità come Ciampi, Cossiga, Scalfaro, Segni, Einaudi fa un po’ sorridere; ma, a parte ciò, è sacrosanta l’aspirazione del centrodestra di mandare, al prossimo giro (sarebbe la prima volta), uno dei propri esponenti al Quirinale.
Anzi, confesso che qualche politico di area conservatrice che mi garbasse per tale funzione in passato già c’era: per esempio Antonio Martino, persona competente e liberale doc (poi mi scadde un po’ quando appresi che anche lui aveva votato per la mozione “Ruby nipote di Mubarak”).
Il problema sarebbe ora “chi”.
Ragioniamo per scenari: azzardando una previsione, direi che l’anno prossimo lo schieramento conservatore, forte di un probabile anche se complesso accordo programmatico con il partito di Vannacci, forse rivincerà le elezioni; certo, sono curioso di sapere quali slogan questa volta sostituiranno, in campagna elettorale, vecchie parole d’ordine come blocchi navali, abolizione di accise e legge Fornero, flat tax e tetto alla pressione fiscale, sicurezza, “è finita la pacchia e abbasso l’amichettismo di sinistra”; ma questa è un’altra questione.











