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Paolo Condò

Il discorso di Napolitano e l’ammonimento di Lippi. Le nostre «wags» sugli spalti tra figli (e divorzi) in arrivo. Poi il pallone rotola in rete e la gioia azzurra esplode con una birra all’antidoping: «les italiens»

Il presidente Napolitano conosce il calcio alla lontana, non è la passione della sua vita, e quindi per il discorso agli azzurri la mattina della finale si è preparato qualcosa di generico, molto colloquiale, anche perché parla a un gruppo di ragazzi sudati dopo l’ultima sgambata. Resta così sorpreso quando, dopo aver descritto l’entusiasmo scatenato in Italia dalle loro imprese, si avvia a pronunciare le parole più ovvie, quelle che comunque andrà la partita con la Francia il Paese sarà loro grato, e Marcello Lippi lo interrompe con un tono che in qualsiasi altra situazione verrebbe giudicato uno sgarbo istituzionale. «Non lo dica presidente. Non abbiamo fatto ancora niente, se non si vince sarà stato tutto inutile». Napolitano assorbe la replica intimamente divertito, e dopo un lungo attimo di silenzio si rivolge ai giocatori, «avete sentito il vostro allenatore? Andate a vincere, allora».Il ronzio dell’aria condizionata detta il ritmo dei pensieri nell’ufficio marketing di Media World. È dal rigore di Totti all’Australia che i giornali ricordano, in modo sempre più irridente, quella che un mese prima era sembrata una geniale promozione: «Se compri da noi un televisore entro l’8 giugno e poi l’Italia vince il Mondiale, quel televisore te lo regaliamo». Il 9 luglio qualcuno ha carpito il numero, e lo scrive: alla promozione hanno aderito in 10mila.