In una lunga intervista rilasciata da Fabio Cannavaro al giornalista Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, il capitano dell’Italia campione del mondo 2006 ha raccontato: “Eravamo fortissimi, la migliore generazione del calcio italiano dopo quella del 1982. La nostra crisi attuale parte da due occasioni perse. La prima fu il mondiale 1990: potevamo essere i primi a costruire gli stadi senza la pista e a puntare sugli impianti di proprietà. La seconda fu il nostro trionfo nel 2006: abbiamo smesso di investire sui giovani e sulle strutture”.

Vent’anni dopo, Cannavaro guida l’Uzbekistan, ha allenato in Cina, Arabia Saudita, Croazia, in Italia ha vissuto due esperienze a Benevento e a Udine, ma, come diversi compagni d’avventura del 2006, è ancora alla ricerca della consacrazione in panchina. Una generazione di campioni, con diversi fuoriclasse – Cannavaro è stato il nostro quarto e ultimo Pallone d’Oro, nel 2006 -, non ha partorito, per ora, allenatori di altissimo livello o grandi dirigenti. Tra i coach forse il più quotato in questo momento è Fabio Grosso, due promozioni in serie A con Frosinone e Sassuolo e poi un’ottima stagione nel massimo campionato con i neroverdi emiliani. Dall’8 giugno, è il nuovo allenatore della Fiorentina. Nel ricordo del rigore decisivo calciato contro la Francia vent’anni fa, ha detto: “Quel successo fu il picco che si può raggiungere nello sport. Da ragazzo era difficile anche solo sognare di vivere un’impresa come quella. Il tempo passa, ma quelle sensazioni, uniche, sono rimaste. Io ero pronto e disponibile a calciare il rigore. Del Piero chiese di tirare il quinto, ma fu Lippi a decidere l’ordine dei giocatori”.