Hanno 720 sacerdoti, circa 700 chiese, e quasi mezzo milione di fedeli in tutto il mondo. Sostenuti dall’estrema destra – tanto da essere stati gli unici a rendersi disponibili a celebrare le esequie del gerarca delle Fosse Ardeatine Erich Priebke nel 2013 -, vogliono preservare la liturgia tradizionale secondo il Messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente al Concilio Vaticano II. E oggi hanno nominato i loro nuovi vescovi a Ecône, in Svizzera, ignorando l’appello di Papa Leone XIV che li aveva invitati a non compiere un nuovo scisma. Un altro strappo a 38 anni di distanza dalla prima volta. Protagonisti di queste ore sono i lefebvriani, gli appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, attiva in cinque continenti.

Il gruppo tradizionalista prende il nome da Marcel Lefebvre, sacerdote francese della Congregazione dello Spirito Santo. Nato a Tourcoing nel 1905, il sacerdote (ha operato in Africa come missionario in Gabon, come vescovo nel Senegal), è stato una delle voci più critiche sulle innovazioni introdotte nella Chiesa a inizio anni ’60: dalla riforma liturgica con l’addio alla messa in latino al documento Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa. Nel 1970, Lefebvre fonda in Svizzera la Fraternità Sacerdotale Pio X, ispirata al pensiero di papa Sarto che a inizio ‘900 si era fatto promotore di una visione anti-modernista della Chiesa. L’organizzazione, inizialmente riconosciuta dalla Santa Sede, ha continuato a celebrare la messa senza le novità introdotte dal Concilio mentre pubblicamente il vescovo francese attaccava le riforme introdotte a Roma bollandole come “neo moderniste” e “neo protestanti”. Un anno dopo lo scioglimento, nel 1975, della Fraternità con un atto firmato dal vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo Pierre Mamie in accordo con il Vaticano, si consuma lo strappo tra Lefebvre e Paolo VI. Il Pontefice tenta una mediazione, ma il 29 agosto 1976 il vescovo celebra messa a Lille davanti a 10mila fedeli violando la sospensione a divinis in vigore da luglio. A fine anni ’80, Lefebvre dichiara la volontà di ordinare vescovi che incarnassero al meglio i valori della Fraternità Sacerdotale Pio X anche dopo la sua morte.