Durante i lavori antisismici nella chiesa dell’Immacolata, a Prata di Principato Ultra, riaffiora Maria Macrina Grillo rimasta conservata per generazioni
©Soprintendenza beni archeologici Salerno e Avellino
Prima sono arrivati il cantiere, le verifiche, la prudenza obbligatoria quando si mette mano a una chiesa ferita dal tempo. Poi, sotto la zona dell’altare della chiesa dell’Immacolata, a Prata di Principato Ultra, nell’Irpinia avellinese, è riemersa una presenza che il paese custodiva da quasi due secoli: il corpo mummificato di Maria Macrina Grillo, giovane nobildonna morta il 22 aprile 1843, a soli 26 anni. La scoperta è avvenuta durante lavori di adeguamento antisismico finanziati con fondi Pnrr; i resti sono stati descritti in uno stato di conservazione eccezionale.
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A restituirle un nome è stata un’epigrafe posta accanto alla sepoltura. Poche parole incise, abbastanza per riaprire una vicenda rimasta sotto la superficie, fisicamente e nella memoria locale. Da quel testo l’archeologa Albina Moscariello, incaricata dalla Costructura Consulting s.c., ha ricostruito il profilo della defunta: Maria Macrina Grillo apparteneva a una famiglia nobile e influente del territorio, era una figura di rango sociale e religioso, legata a una forma di consacrazione laica vissuta in ambito familiare.







