Torino, Milano e Brescia. Continua lungo l'A4 il viaggio del procedimento a carico del presunto «corvo» della procura del capoluogo piemontese, l'investigatore privato Giovanni Carella, accusato di aver inviato a un lungo (e qualificato) indirizzario comprensivo di diverse procure italiane dei dossier contro l'ufficio giudiziario di Torino. Il Tribunale dichiara l'incompetenza territoriale Il Tribunale di Milano ha dichiarato la propria incompetenza territoriale dopo aver preso atto che lo scorso 30 aprile con la sentenza della Cassazione è stato chiuso il procedimento disciplinare per l'ex pm torinese Gianfranco Colace, parte civile nel processo, trasferito a Milano con funzioni di giudice civile alla sezione Famiglia. Per l'articolo 11 del codice di procedura penale diventa quindi Brescia la sede competente per giudicare la vicenda nel caso in cui un reato sia stato commesso o subito, come nel caso di specie, da una toga milanese.
La presidente del collegio della decima sezione penale, Antonella Bertoja, ha inoltre disposto la trasmissione di tutti gli atti alla procura bresciana. Ora i pm, diretti dal procuratore Francesco Prete, dovranno ripartire, una volta studiato l'incartamento, dalla riformulazione di avviso di chiusura dell'indagine preliminare e in caso chiedere il processo per Carella.






