Parlano poco, forse troppo poco. Intervengono raramente. Magari faticano anche a trovare il registro giusto, i tempi giusti, le lunghezze giuste ma, a questo punto, non è così importante. Quello che davvero conta è il tentativo di sottrarre il dibattito ad una polarizzazione pregiudiziale e drammaticamente povera di contenuti. Per questo il documento prodotto dall’ATit, l’Associazione Teriologica Italiana, sul DDl Caccia approvato al Senato e ora approdato alla Camera, costituisce un piccolo evento.

L’associazione è l’espressione collettiva di quanti in Italia si occupano professionalmente di gestione e conservazione dei mammiferi: ricercatori, docenti universitari, liberi professionisti che lavorano con enti pubblici e privati, a tutti i livelli. Spesso con estrazioni diverse, storie professionali diverse, in Italia e all’estero. Il documento del 29 giugno curato dal Consiglio Direttivo, è il primo a firma del neopresidente, Stefano Grignolio, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie dell’Università degli Studi di Ferrara. Quindici pagine in tutto, con tanto di bibliografia di riferimento. Sembra un vezzo, persino un po’ irrituale, ma non lo è: è invece il modo per dire che esiste un modo di argomentare, di affrontare i problemi che il DDL pone, e ne pone tanti, che esula dal dibattito politico e dalla logica delle fazioni. Partiamo dal fondo, dalle conclusioni. “il Consiglio Direttivo dell'Associazione Teriologica Italiana – si legge - invita il Parlamento a sospendere l'iter di approvazione del Disegno di Legge n. 1552, alla luce delle evidenti incongruenze riscontrabili rispetto alle attuali conoscenze scientifiche. Invita, altresì, il Legislatore a riaprire un confronto con la comunità scientifica e, in particolare, con gli esperti afferenti al Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio Nazionale e all'ISPRA, al fine di pervenire a una revisione del provvedimento che sia coerente con le migliori evidenze scientifiche disponibili e che garantisca un adeguato livello di tutela delle popolazioni di fauna selvatica”. Dunque, la bocciatura è netta. Tradotto: guardate che là dentro di scientifico non c’è nulla, al contrario, state scardinando l’impianto di una legge che, con tutti i suoi limiti, aveva comunque la protezione della fauna come obiettivo, per adottarne una nuova che va da tutt’altra parte. A questo punto riavvolgiamo il nastro e vediamo i passaggi più importanti del documento dei teriologi italiani. Come noto, il DDL sposta di fatto il baricentro del provvedimento dalla “tutela della fauna” alla “gestione della fauna”, con l’attività venatoria come perno di sistema.