Fino a pochi giorni fa i tedeschi davano lezioni agli italiani ma il ko mondiale con il Paraguay ha fatto saltare il tappo: ecco tutti i problemi di Berlinodi Daniel Mosserimercoledì 1 luglio 20263' di letturaIl tedesco non è una lingua facile ma Deutschland ist raus lo capiscono tutti. La Germania è uscita con disonore ai sedicesimi di finale del mondiale del Nordamerica, beffata ai rigori addirittura dal Paraguay. A inizio torneo i bookmaker non davano l’undici tedesco in finale. Eppure la prima partita col più che tennistico 7-1 al Curacao aveva fatto ben sperare anche se il non brillante 2 a 1 inflitto in seguito alla Costa d’Avorio aveva fatto sorgere i primi dubbi sulla tenuta di una squadra tanto blasonata ma poco convincente. Non siamo certo noi italiani quelli titolati a dare lezioni ai tedeschi, come invece facevano loro fino a pochi giorni dal disastro (vedasi Per Mertesacker); però lo psicodramma scoppiato in queste ore in Germania non ha nulla da invidiare al nostro Paese. Fra l’altro, la tendenza a passare dal trionfo alla sconfitta e da lì al tracollo sembra essere nel sangue di questa gente.In compenso una poderosa strigliata al ct Julian Nagelsmann e ai suoi ragazzi è arrivata dalla Bild. Una furibonda Marion Horn, direttore responsabile, ha parlato di una «brutale sconfitta ai Mondiali contro il Paraguay»), restando però sul campo di calcio il giro di una frase. Perché, «l’allenatore, l’atteggiamento e la prestazione dei giocatori tedeschi sono sintomatici dello stato in cui versa l’intero Paese. Siamo ormai al massimo di seconda categoria: la nostra economia sta vivendo una spirale discendente senza precedenti sotto ogni punto di vista, con fallimenti quotidiani e deindustrializzazione».La performance della “Mannschaft” sarebbe dunque lo specchio fedele di un paese sfiduciato, «che vive ormai solo della fama del passato». Certo, le responsabilità dei giocatori restano, scrive ancora. «E se posso credere a Lothar Matthäus, all’interno della squadra era più importante discutere di chi potesse portare la propria madre a bordo del jet privato e chi no, piuttosto che di come conquistare il trofeo». Atleti viziati, insomma, anziché concentrati sulla prestazione. Ma l’ira di Horn non è sbollita, anzi ha trovato una vittima illustre: «Il cancelliere Merz ha scritto dopo la sconfitta: “Con il vostro impegno e il vostro spirito di squadra in questi Mondiali avete entusiasmato il nostro Paese. Siamo orgogliosi di voi”». Macché orgogliosi, nega la giornalista, siamo arrabbiati, delusi, furiosi. Delusione palpabile nei bambini alle prese con gli ultimi giorni di scuola in 13 dei 16 Länder federali, come pure delusi sono tutti i tedeschi che addobbano le loro auto con guanti nero-rosso-oro infilati calzati sugli specchietti e gli stendardi a ogni finestrino, in un micro sfoggio di patriottismo.La storia per Horn non finisce qui: «Il ct della nazionale è altrettanto privo di successo quanto il Cancelliere federale. Uno voleva farci diventare campioni del mondo, l’altro è entrato in carica con lo slogan “La sinistra è finita”». Per lo meno, si rincuora la guida della Bild «il primo dei due può essere licenziato immediatamente. E ciò dovrebbe avvenire al più presto». Il suo strale non è però andato a segno: ieri sera Nagelsmann ha rifiutato di fare un passo indietro; quanto a Merz, la decisione è nelle mani degli elettori: già si annuncia un banco di prova decisivo col il voto in Sassonia-Anhalt.Ma c’è chi ha fatto di peggio. Anche il Corriere della Sera si è occupato della sconfitta tedesca con Aldo Cazzullo che da New York ha pure scritto della crisi strutturale della Germania. Con una differenza, rispetto al ragionamento parallelo fatto dalla Bild: per Cazzullo la colpa della sconfitte tedesche, nel fußball e nell’economia, è della destra estrema. L’ultimo trionfo dei bianchi in Brasile 2014? «Era una squadra giovane, fresca, veloce, multietnica, innervata dall’immigrazione turca, araba, africana». Ricordando che anche l’Olanda è fuori, ha osservato che almeno per l’Europa «restano in corsa Spagna, Francia, Portogallo, con le loro Nazionali sempre più rafforzate dalla linfa delle migrazioni». E poi: «Questo è destinato a fare discutere, visto che ormai in quasi tutti i Paesi d’Europa il primo partito è quello che gli immigrati non li vuole».Premesso che nel 2018 il tedesco di terza generazione Mesut Özil scatenò un putiferio facendosi fotografare con l’autocrate turco Erdogan, come minimo il vicedirettore ad personam del Corriere confonde le cause con gli effetti: AfD non è l’origine dei mali tedeschi, ne è la conseguenza. Si vince con quello che si ha: negli anni ’30 l’Italia fascista vinse due mondiali; l’Argentina ottenne il suo primo trionfo sotto la dittatura più feroce e incapace della storia. Multietnica o monoetnica, non esiste una ricetta per vincere. Almeno: non nel calcio.
Psicodramma Germania: deboli nel calcio e in economia | Libero Quotidiano.it
Il tedesco non è una lingua facile ma Deutschland ist raus lo capiscono tutti. La Germania è uscita con disonore ai sedicesimi di fi...













