Il riarmo del Vecchio Continente come incentivo economico affinché Donald Trump continui a sostenere l’impegno Usa nei confronti dell’Alleanza Atlantica. Il segretario della Nato Mark Rutte, in vista del vertice di Ankara della prossima settimana, aggiunge un altro tassello nel mosaico dell’adulazione strategica nei confronti del tycoon, mettendo in campo una strategia che già in passato ha creato non pochi malumori tra gli Alleati europei. In un’intervista al Financial Times, Rutte ha esplicitato che l’aumento della spesa militare di armamenti statunitensi da parte dei Paesi europei sta sostenendo circa 195 mila posti di lavoro nell’industria della difesa statunitense grazie a un portafoglio di ordini da 300 miliardi di dollari nei prossimi due anni. Secondo Rutte, l’invasione russa dell’Ucraina e la richiesta del presidente statunitense di un maggiore impegno finanziario europeo nella difesa hanno stimolato un’impennata negli acquisti. “C’è un portafoglio ordini complessivo attualmente pari a 300 miliardi di dollari per le vendite europee e canadesi dagli Stati Uniti nei prossimi due anni”, ha sottolineato, esortando l’industria della difesa, sia europea sia americana, ad aumentare la produzione ma non i prezzi. Negli ultimi due anni, ha ricordato, la spesa per gli armamenti è aumentata di circa 250 miliardi di dollari. “L’Europa può procurarsi capacità chiave, o a quel livello di qualità, solo dagli Stati Uniti”, ha osservato, sottolineando ancora che in Europa “esiste una solida base industriale nel settore della difesa, che sta aumentando la propria produzione, ma la base industriale statunitense rimane comunque estremamente importante per la deterrenza complessiva della Nato”. Ha tuttavia avvertito che la capacità produttiva rappresenta “un problema” sia in Europa che negli Stati Uniti, esortando i produttori di armi ad aumentare la produzione.