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Giovanni Cortesi

Il comico e la città in cui ha vissuto vent'anni: «Andavo alla Casa 139, allo Spazio Ligera, al cinema Colosseo. Il periodo migliore? Tra il 2012 e il 2016. Poi mi sono trasferito all'estero: a Roma». Al cinema è doppiatore nel nuovo film dei Minions: «Faccio la voce del tedesco Max: parlo come Sinner»

Maccio Capatonda nel mondo dello spettacolo, Marcello Macchia all’anagrafe. Com’è nato il tuo nome d’arte? «Ero in un armadio a doppiare uno dei miei primi trailer, La Febbra: stavo sparando nomi a caso per i personaggi improbabili che compaiono. Arrivato al mio ruolo, mi è uscito di getto “Maccio Capatonda”. Un po’ per la pelata, forse. Un alias che non pensavo sarebbe stato definitivo, e invece... la gente ha cominciato a identificarmi con questo nome».

Ma è un diminutivo di Marcello? «Suona più come un dispregiativo, sembra derivare da “Marcellaccio”. Dieci anni dopo che me l’ero inventato, ho scoperto che “Maccio” è un nome esistente, ed è di origine romana. Un professore di latino mi disse: “Abbiamo fatto una retrospettiva su di te e su Plauto”. Nonostante il mio sbigottimento, continuò: “Come tu ci insegni, no? Tito Maccio Plauto in fondo era un commediografo, proprio come te”, pensando che mi fossi ispirato a lui».