Un angolo di Italia incantevole, la costa del Cilento, e in particolare San Giovanni al Piro, Bosco e Scario. È lì che Vittorio Cosma, in coppia con Annarita Masullo di Goodness Factory, ha portato l’ottava edizione di MicroCosmi, il festival da lui ideato e dedicato a cultura e territorio. Molti gli ospiti che dal 6 al 12 luglio l’animeranno: Emma Nolde e Roberto Marcadini, Telmo Pievani, Margherita Vicario, Eugenio Finardi, Fabrizio Barca e molti altri. Tra loro anche una delle voci più amate della nostra tv, Giorgio Gherarducci della Gialappa’s Band. La sera del 9 luglio sarà sul palco di San Giovanni per parlare di comicità. Giorgio, che ci fa nel board scientifico di un – cito – «festival multidisciplinare e partecipativo» nel Cilento?«È una cosa che mi chiedo anch’io, e a cui non so dare una risposta se non che ci sono per l’amicizia che mi lega a Vittorio Cosma. È stato lui a invitarmi. Ecco, è una questione di squallido clientelarismo. E poi siamo sul mare, se fosse stato a Cologno Monzese magari avrei rifiutato». È anche una vacanza da Marco Santin?«Quello no, dai, siamo in vacanza l’uno dall’altro già da un po’». Vittorio Cosma dice che l’obiettivo è utilizzare la cultura come strumento politico per creare comunità, partecipazione e valorizzare le risorse del territorio. Si può fare davvero?«Ma figurati! Ma quando mai? Però è bello provarci». E voi Gialappa’s Band siete o siete stati veicolo di cultura?«Cultura è una parola grossa che lascerei a pochi altri. Siamo stati più un fenomeno di costume. Però nei nostri programmi, nonostante fossero pieni di deficienti - perché noi abbiamo bisogno che dall’altra parte ci siano dei comici e dei cretini - se scavi un po’, capisci che dietro c’è intelligenza». È più sorpreso o soddisfatto del successo di GialappaShow?«Soddisfatto. Ma sorpreso dalla sorpresa altrui. Mi piace dire che ci hanno rivalutati da vivi. Ci consideravano morti. La realtà è che i programmi non ce li facevano fare, ma a noi idee e voglia non sono mai mancate. Se non facevamo nulla, non era colpa nostra, per cui eravamo abbastanza certi di riuscire a fare un buon prodotto. Vero è che il risultato è andato oltre le nostre più rosee aspettative, sia in termini di riuscita del programma che di ascolti». I commenti sotto i post con estratti dei vari Mai Dire sono più o meno del tenore “Ah quella sì che era tv” “Quelli erano comici” “Quanto ho riso con voi”… Effetto nostalgia o davvero era tutto meglio?«Secondo me c’è anche l’effetto nostalgia, però obiettivamente negli Anni 90 e Duemila in televisione c’era più comicità, c’erano più posti: Dandini, Zelig, Paolo Rossi... Oggi ci sono meno proposte, ma il motivo è semplice, i soldi sono pochi, fare un talk politico costa meno. E poi adesso esistono altri canali per promuoversi, penso a tutti gli stand-up comedian che non hanno più bisogno della tv, hanno YouTube e i social».