L’avviso di garanzia è l’ultimo e più grave guaio di un anno che, per Alessandro Bastoni, è cominciato male e proseguito peggio. In pochi mesi, il difensore interista ha visto sgretolarsi l’immagine da bravo ragazzo che si era costruito in ventisette anni. La crisi comincia dopo la finale di Champions persa dall’Inter 5-0 contro il Psg il 31 maggio 2025. Nelle qualificazioni mondiali, contro la Norvegia, Bastoni soffre Haaland sia a Oslo sia nel 4-1 di San Siro. In nerazzurro, commette due errori: contro l’Atletico Madrid perde Giménez sul gol nel recupero e, con il Liverpool, procura un rigore con una spinta su Wirtz. Quanto basta perché l’Inter chiuda fuori dalle prime otto, venendo poi eliminata ai playoff dal Bodø/Glimt. In Arabia, si fa parare da Ravaglia un rigore nella semifinale di Supercoppa persa con il Bologna.
Il 14 febbraio, il giro di vite: in Inter-Juventus, simula dopo un lieve contatto con Kalulu ed esulta per il rosso al bianconero. Ammette l’errore, ma da lì in poi viene fischiato in ogni stadio. Allenatore e compagni lo difendono, ma a guastargli le giornate ci si mette anche un dolore alla tibia. Il 31 marzo, di nuovo in azzurro, nello spareggio mondiale contro la Bosnia viene espulso al 42’ per un fallo da ultimo uomo su Memić: finisce 1-1, la Nazionale viene eliminata ai rigori. Suona come una beffa il fatto che Marco Ferdico, ex capo ultrà imputato, fra l’altro, per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, in tribunale racconti come all’origine dell’assassinio ci fosse una maglia di Bastoni, contesa in curva.










