Da 31 anni cerca la verità sulla morte del figlio. Ora chiede che si indaghi per omicidio volontario e che la salma venga riesumata. È la nuova richiesta presentata al gip di Pesaro dall’avvocato Giulio Murano, cassazionista del foro di Roma, difensore di Francesco Miccoli, il padre di Lorenzo, il militare di leva morto il 2 marzo 1995, a 19 anni, nel reparto di Ematologia dell’ospedale San Salvatore. Il giudice è chiamato a decidere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Nella memoria difensiva depositata il 9 giugno, la difesa sostiene che l’inchiesta debba cambiare radicalmente prospettiva. Non più soltanto l’ipotesi di responsabilità colposa, ma quella, ben più grave, di omicidio volontario. Una tesi che, secondo l’avvocato, troverebbe fondamento nelle conclusioni della consulenza della genetista forense e criminologa Teresa Accetta. La memoria afferma che Lorenzo Miccoli sarebbe morto a causa di un grave danno epatico e sostiene che tale lesione non sarebbe stata l’esito di una complicanza imprevedibile, ma di presunte azioni dolose. Tra gli elementi richiamati dalla difesa figurano l’applicazione del protocollo terapeutico Ginema, indicato come destinato a pazienti pediatrici, la contemporanea somministrazione di farmaci ritenuti altamente epatotossici e quella che viene definita un’omissione delle terapie di supporto quando le condizioni cliniche del giovane sarebbero peggiorate.
Miccoli non molla: "Riesumate la salma di mio figlio"
Da 31 anni cerca la verità sulla morte del figlio. Ora chiede che si indaghi per omicidio volontario e che...






