Roma, 21 gen. (askanews) – A distanza di 33 anni “dalla morte di mio padre” Giuseppe, freddato con un revolver calibro 22 in Sicilia a Barcellona Pozzo di Gotto, “chiedo verità e soprattutto giustizia in maniera definitiva e senza ombre. Soprattutto, alla presidente della commissione Antimafia chiedo che istituisca quel comitato che era nato nel 2003 e che avrebbe dovuto investigare sull’omicidio di mio padre, che invece non si è mai riunito”. Il racconto di Sonia Alfano è dettagliato nel descrivere il clima di isolamento in cui questo assassinio è maturato (tra omertà, criminalità organizzata, “servizi segreti” e “complicità” politiche), con i depistaggi che ne sono seguiti, le tante domande rimaste senza risposta.

La vicenda del giornalista siciliano, sul piano giudiziario, si è conclusa con la condanna dell’esecutore materiale del delitto (avvenuto l’8 gennaio 1993), Antonino Merlino, e del capomafia barcellonese Giuseppe Gullotti che “nel 1985 era stato candidato dal Msi al consiglio comunale di Barcellona”, quel Movimento sociale in cui lo stesso Alfano aveva militato. Lasciando molti interrogativi che Sonia definisce “buchi neri”.

Sonia Alfano, ora responsabile legalità di Azione dopo un passaggio nel M5S, parla durante una iniziativa, moderata da Paolo Borrometi, dal titolo ‘Il delitto Alfano. 33 anni di depistaggi e verità negate’, cui la presidente della commissione Chiara Colosimo non ha potuto partecipare ma a cui ha inviato una lettera in cui assicura “l’attenzione e l’impegno a mettere a disposizione la commissione Antimafia per continuare ad approfondire gli aspetti e i passaggi meno chiari di questa dolorosa vicenda, nel pieno rispetto di quanto già definitivamente passato in giudicato. Come già detto a Sonia, ci sono”.