«Che vado avanti a fare?». Questa la domanda che Claudio Carlomagno ieri ripeteva al suo difensore, come un mantra. Eppure è stato proprio lui a innescare il “domino” di morti che ha sconvolto la quiete di Anguillara Sabazia, un paese di 20mila abitanti alle porte di Roma. L’avvocato Andrea Miroli è andato a trovarlo nel carcere di Civitavecchia, dopo il suicidio dei genitori, trovati impiccati sabato sera a una trave della loro villetta; le motivazioni del gesto in un biglietto d’addio lasciato all’altro figlio, Davide, in cui facevano riferimento all’onta, alla gogna social e all’ostilità dei paesani. «Come si sono uccisi?», ha chiesto il 44enne, recluso dal 18 gennaio (il giorno del ritrovamento del corpo di Federica Torzullo) con l’accusa di aver ucciso la moglie e averne occultato il cadavere in una buca profonda due metri, nel terreno vicino alla ditta di scavi e movimentazione terra di suo padre. Ma in merito a questa domanda, il suo legale ha preferito glissare.

«È disperato, sofferente e pentito di ciò che ha fatto e delle conseguenze che ne sono derivate - ha spiegato l’avvocato Miroli - Gli ho ricordato che deve pensare a suo figlio, non deve mollare per il bambino». E solo davanti a questo pensiero, Carlomagno si è lasciato convincere, pur sapendo che è utopia poterlo rivedere. Ha chiesto comunque informazioni: come sta, come trascorre le sue giornate, se parla di lui. Domande alle quali il difensore non ha saputo rispondere, limitandosi a riferirgli che al momento vive a casa dei nonni materni. Il 44enne non ha pianto, almeno davanti al suo legale, ma durante l’incontro ha chiesto di poterlo abbracciare. L’altro ieri ha minacciato il suicidio. Al momento si trova in isolamento in una cella del penitenziario di Civitavecchia, sorvegliato a vista dagli agenti della polizia penitenziaria. Trascorre le sue giornate leggendo libri.