Nella sede di Assolombarda è stato firmato l’accordo tra la proprietà di BCS e le organizzazioni sindacali per mettere i 487 dipendenti in cassa integrazione straordinaria. In quest’ultimo anno come strumento di tutela dei lavoratori era stato scelto il contratto di solidarietà, che garantiva a tutti lo stipendio ma comunque significava un onere finanziario importante, che andava a incidere sull’aggravio dei costi. "Questo passaggio – ha commentato Antonio Del Duca, sindacalista della Fiom Cgil – dovrebbe rivelarsi decisivo nella decisione del giudice di prorogare i termini del concordato in atto, per un tempo utile a esperire i tentativi di rifinanziamento o di cessione dell’azienda. E favorirebbe il possibile subentrante, che non sarebbe gravato del costo di quei contratti. Un passaggio atteso dal ministero, che proprio in funzione di questo ha rimandato l’incontro di ieri".
"Adesso siamo in attesa di una nuova convocazione, che potrebbe essere nella prima quindicina di giorni di questo mese. Non sappiamo se nel frattempo il ministero ha ricevuto proposte concrete di subentro nella conduzione della BCS, una società che ha mercato ma che bisogna saperla far funzionare".
Per i lavoratori in cassa integrazione la sostanziale differenza rispetto ai contratti di solidarietà è che le mensilità saranno pagate dall’Inps. "Speriamo non si debbano attendere tempi biblici – commenta Del Duca –. Le procedure sono state accelerate, speriamo". "Purtroppo le istituzioni non sempre sono pronte a dare una mano. Nella riunione in Regione abbiamo avuto poche risposte certe". In azienda dalla prossima settimana dovrebbero rientrare una cinquantina di lavoratori per far fronte agli ordini in portafoglio ma che non vengono evasi per la mancanza di materie prime.






