In tre giorni il dittatore bielorusso Aljaksandr Lukashenka si è spostato dalla residenza di Vladimir Putin a Valdai, in Russia, a quella cinese di Diaoyutai, a Pechino. E’ stato lo stesso Xi Jinping a chiedergli se fosse arrivato da Minsk, e Lukashenka ha risposto di essere arrivato direttamente dalla Russia, dopo una visita di due giorni tenuta segreta fino all’ultimo e che ha sorpreso anche i giornalisti russi per essersi svolta a porte chiuse. Secondo Zelensky, Putin starebbe insistendo per convincere Lukashenka ad aumentare il suo sostegno nella guerra in Ucraina, mentre il dittatore bielorusso “non vuole che Minsk venga trascinata in guerra, sa che gli attacchi ucraini contro la Bielorussia sarebbero rapidi e devastanti. Ma non può semplicemente dire di no a Putin, perché la sopravvivenza del suo regime dipende dal Cremlino. E’ stretto tra ‘Non voglio’ e ‘Non posso rifiutare’, ha detto l’ex ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba.E’ anche per questo che Lukashenka sarebbe arrivato sul tappeto rosso di Xi Jinping, per cercare riparo sotto l’ombrello cinese: Xi ha descritto le relazioni tra Bielorussia e Cina “a un picco storico”, “due amici di ferro”, ma soprattutto ha rivendicato il suo sostegno alla Bielorussia nella difesa della sua “sovranità nazionale, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale”. Tra i pegni di Minsk al sostegno di Pechino c’è la costruzione della Nuova Via della Seta e la collaborazione su “undici tecnologie chiave”. Soltanto una volta arrivato a Pechino, Lukashenka ha annunciato che il suo tour in Asia sarebbe continuato con “colloqui ad alto livello con tre stati” in Asia orientale e nel Sud-est asiatico, una “regione leader che rappresenta una priorità della politica estera della Bielorussia”. Tra questi c’è il Myanmar, che riceve il sostegno militare ed economico bielorusso (oltre che quello russo e cinese) dal colpo di stato del 2021. Anche il presidente birmano Min Aung Hlaing, ex capo della giunta militare, è appena tornato da una visita di stato a Pechino. Ora aspetta la legittimità dell’alleato bielorusso.Leggi anche
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