Alexander Lukashenko ha incontrato oggi a Pechino il presidente cinese Xi Jinping, dopo aver visto venerdì scorso il presidente russo Vladimir Putin, continuando così un periodo di grande attivismo internazionale su tutti i fronti. Nei lunghi colloqui dei giorni scorsi, Putin e Lukashenko hanno discusso dei "tentativi di provocare la Bielorussia", secondo quanto ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. I colloqui, svoltisi nella residenza presidenziale russa di Valdai e a cui non è seguita alcuna dichiarazione ai giornalisti, si sono svolti prima della visita del presidente bileorusso a Pechino.

Nei giorni precedenti, Volodymyr Zelensky aveva minacciato un intervento contro la Bielorussia se non avesse smantellato dei ripetitori che, secondo il leader ucraino, servono a guidare i droni russi negli attacchi sul territorio ucraino.

La Bielorussia è oggi uno dei punti più sensibili dell’intera guerra tra Russia e Ucraina: non combatte con un proprio esercito, ma continua a essere una retrovia strategica per Mosca e, allo stesso tempo, un possibile punto di frizione capace di aprire una nuova crisi sul fianco nord dell’Ucraina. Lukashenko prova a presentarsi come il garante di una neutralità armata, ma nella realtà il suo Paese resta stretto in una dipendenza politica, militare ed economica dalla Russia che limita molto i margini di manovra di Minsk.