Roma, 30 giu. (askanews) – La visita di Aleksandr Lukashenko a Xi Jinping, a Pechino, non è stata soltanto un passaggio rituale nei rapporti sempre più stretti tra Cina e Bielorussia. Arrivata subito dopo un incontro con Vladimir Putin in Russia, la tappa cinese del presidente bielorusso ha assunto il significato di una manovra di equilibrio: Minsk resta ancorata all’alleanza con la Russia, ma cerca nella Cina una seconda sponda politica, economica e diplomatica, in una fase in cui il rischio di un allargamento del conflitto ucraino al fianco orientale della Nato torna a pesare direttamente sulla Bielorussia.

Secondo il resoconto diffuso dal ministero degli Esteri cinese, Xi ha ricevuto Lukashenko il 29 giugno alla Residenza per gli ospiti di Stato Diaoyutai di Pechino. Il presidente cinese ha definito Cina e Bielorussia “veri amici che si sostengono con fiducia reciproca”, oltre “buoni partner per lo sviluppo comune” e “partner strategici globali per tutte le stagioni”, affermando che i rapporti bilaterali hanno superato “la prova dei mutamenti internazionali” e si trovano nel “miglior periodo della loro storia”.

Il passaggio più rilevante del comunicato cinese è quello in cui Xi ha detto che Pechino sostiene la Bielorussia nella difesa della “sovranità nazionale, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale” e nella scelta di una via di sviluppo “adatta alle proprie condizioni nazionali”. E’ un linguaggio classico della diplomazia cinese, ma in questo contesto ha un peso particolare: il comunicato non cita né Russia, né Ucraina, né Nato, ma offre a Minsk una cornice di legittimazione proprio mentre Lukashenko teme che il territorio bielorusso possa essere trasformato in una nuova linea di frattura tra Mosca e Occidente.