HomeFirenzeCronacaSe un agente Cia spiega i giochi di spieUn giornale britannico l’ha definito "la risposta americana a John Le Carrè". E, detto dagli inglesi, francamente, è tanta roba....Un giornale britannico l’ha definito "la risposta americana a John Le Carrè". E, detto dagli inglesi, francamente, è tanta roba....Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUn giornale britannico l’ha definito "la risposta americana a John Le Carrè". E, detto dagli inglesi, francamente, è tanta roba. Se poi si ritengono fondamentali, per immergersi profondamente in un romanzo, la credibilità e la solidità di quel che si scrive (io la penso così, e sarà per questo che sono di gusti difficili), allora, per una spy story, chi può esserci di meglio di un ex uomo della Cia, che dell’Agenzia sa vita, morte e miracoli (compresa la presenza al quartier generale di Langley di un vero distributore di hot dog). Non solo: David McCloskey ha tratto ispirazione dal periodo in cui ha lavorato come analista per la Cia sulla Siria, dove ha operato per sei anni fino al 2014, redigendo rapporti mentre il Paese sprofondava nella guerra civile.

Ecco perché, per tutto questo ma non solo per questo, ’Damascus Station’ è veramente un libro imperdibile per gli amanti dei romanzi di spionaggio. E se pure l’ex capo della Cia, David Petraeus, l’ha battezzato come "il miglior romanzo di spionaggio che abbia mai letto", beh, allora bisogna davvero alzare le mani. Anzi, meglio abbassarle e sfogliare a ripetizione le sue pagine. ’Damascus Station’ entra nel cuore della Cia in tanti modi. "Vorrei leggere un romanzo che tratti in modo realistico di ciò che la Cia è realmente – ha detto una volta McCloskey – ovvero un luogo straordinario dove accadono cose folli in continuazione, ma anche una burocrazia arida".