Un rapporto dell’Asio, anticipato dalla stampa australiana, invita le amministrazioni a trattare con maggiore cautela i rapporti con i media, segnalando quanto l’accesso, le reti e la credibilità del giornalismo possano essere sfruttati da apparati stranieri
Canberra ritiene che potenze straniere stiano utilizzando il giornalismo come una copertura efficace per avvicinare fonti, entrare in luoghi difficilmente accessibili e raccogliere informazioni che, prese singolarmente, sembrano innocue ma messe insieme compongono un quadro di notevole valore strategico. E questo non è di certo una novità, essendo la copertura giornalistica una delle più utilizzate dalla Guerra Fredda ad oggi.
Questo è quanto emerge da una valutazione riservata dell’Australian Security Intelligence Organisation, l’Asio, resa nota dal quotidiano australiano The Nightly. Il documento invita le strutture federali a regolare con particolare attenzione ogni interlocuzione con la stampa, avvertendo come le attività tipiche del mestiere giornalistico – coltivare fonti, ricostruire retroscena, cercare conferme – possano essere replicate e sfruttate da operatori di intelligence stranieri.
Secondo la ricostruzione diffusa in Australia, l’Asio individua due modalità principali: l’inserimento di ufficiali d’intelligence in organizzazioni mediatiche, con il ruolo di corrispondenti o collaboratori, e il reclutamento di giornalisti effettivamente operativi, il cui patrimonio di contatti e di informazioni può essere piegato a esigenze diverse da quelle editoriali.






